L’uomo che dribblava i treni

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Michele Capitani Paoline Edizioni – Euro 15,00

Michele Capitani, membro della Comunità di Sant’Egidio, da anni si dedica alle persone senza fissa dimora: attraverso quest’attività sociale è venuto a contatto con un’umanità ai più sconosciuta, seppur tanto presente nei nostri quartieri. “L’uomo che dribblava i treni” è il suo secondo testo dedicato a questa tematica, dopo “Romanzi non scritti” (EDB). Pagine che partono da una domanda: Come si chiama il mendicante che sta di solito all’uscita del supermercato? È lì da anni, ma il suo nome probabilmente ci è ignoto; forse perché dargli una moneta è un modo per liberarcene e assolvere la nostra coscienza… Michele Capitani ci mostra vicende spesso drammatiche, a volte assurde, ma talora anche comiche, tutte rivelatrici della molteplicità delle risorse che questa popolazione, solo apparentemente mondo-a-parte, riesce a mettere in campo per sopravvivere conservando una parvenza di umanità e dignità. Siamo così aiutati a comprendere come siano complesse, innumerevoli e diverse le cause di queste particolari condizioni di vita, sospese tra l’abbrutimento di un’esistenza vissuta ai margini e la struggente poesia della Strada, fatta di piccoli o grandi gesti, gratuiti e inaspettati. Dalle parole dell’autore: “Quando si riesce ad aiutare un bisognoso con l’abilità di non farlo sentire commiserato, e con equilibrio tra sollecitudine, egualitarismo e discrezione, ci scopriamo immersi in qualcosa che, ‘quasi quasi’, potremmo anche chiamare Amore…”. Il volume si articola in capitoli brevi, ognuno dei quali racconta di uno o di un piccolo gruppo di senzatetto: brevi flash per gettare luce sulla “città degli invisibili”. Una interessante sorpresa che, con un pizzico di ironia, ci regala un sorriso delicato, è la guida per i principianti “Come diventare barbone in 7 mosse”.
Sara Ulivucci